Mercoledì 15 Ago 2018
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La terapia della bambola

La terapia che adotta l’uso delle bambole, chiamata anche “Doll Therapy” ha origine in Svezia, in un paese specializzato nella produzione di questi oggetti da gioco o da abbellimento domestico. Essa consiste nel ricorso all’oggetto bambola, che riveste gradualmente un significato simbolico in grado di aiutare a migliorare il benessere delle persone con problematiche che compaiono generalmente in età avanzata, quali disturbi cognitivi, come l’Alzheimer ed alcune patologie psichiatriche gravi caratterizzate da disturbi del comportamento.

Obiettivi del progetto:

Dirigere l’attenzione di una persona affetta da disturbi cognitivi o da patologie con compromissioni simili verso un compito semplice, come quello di un accudimento di una bambola, evitando la congestione del pensiero dovuta alla concentrazione su idee e stati affettivi che, non avendo un filo di unione, generano stati di confusione e di disagio che vengono manifestati spesso con disordini del comportamento. Consentendo di creare un contesto per rispondere ad alcuni bisogni universali privi di limiti di età, quali quello di sentirsi utili e capaci di svolgere ancora delle attività quotidiane, di dare affetto e di prendersi cura di qualcuno, ma anche di esprimere emozioni primordiali e naturali.

Funzione terapeutica:

1) l’accettazione della bambola;

2) la ricerca di quest’ultima;

3) le interazioni verbali con l’oggetto (es. il parlare alla bambola);

4) il cullare;

5) l’abbraccio o la tendenza a stringere al petto;

6) la cura dell’abbigliamento;

7) il sorriso diretto;

8) il sorriso alle persone presenti;

9) il canto di una ninna nanna;

10) ogni forma di gioco con l’oggetto;

11) il contatto continuo;

12) l’accarezzamento.

 


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